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SiFest08 quando la coerenza genera mostri
Di mauro (del 14/09/2008 @ 15:12:29, in Incontri, linkato 1684 volte)
Da ormai 5 anni partecipo come spettatore a Savignano Incontri, la bella manifestazione fotografica che si tiene a Savignano sul Rubicone, e per la prima volta non sono tornato a casa senza il desiderio di vendere le macchine fotografiche e buttare tutto alle ortiche.
Non so’ se questo e’ il segno che i portfolii presentati quest’anno sono stati peggiori degli altri anni, ma ho visto tanta moda, colori desaturati o cieli caricati in post produzione, ho visto gente che presentava lavori insipidi frutto di una settimana di vacanza in sicilia o in etiopia, ridicolo.
Aggiungo anche che c’e’ sempre piu’ colore inutile, e sempre piu’ pessime stampe anche in carta “leggera” (a dire il vero anche i proiettori benq usati per le proiezioni erano pessimi), e nessuno ormai si sofferma piu’ a commentare od a criticare una stampa, bello a mio avviso l’effetto di chi ha portato dei libretti fotografici rilegati (dai piu’ economici ai piu’ lussuosi) alla fine se stampa di merda deve essere, fanno comunque piu’ figura.


Se i “lettori” da un lato segnalano l’assenza di temi importanti e dall’altro la loro noia verso argomenti abusati “zingari” “ospedali” “disagio giovanile” [e aggiungo io “viaggi”] e scelte tecniche cpme i “grandangoli” e l’“holga”, alla fine pero’ poi accade che vincano lavori (come quello dell’anno scorso) orribili, dove la volonta’ di scegliere un autore ben caratterizzato ed un’idea “nuova” porta a segnalare lavori che poco hanno a che fare con la fotografia e dove l’idea, ed in particolare la spiegazione a parole e’ di gran lunga piu’ importante delle immagini stesse, davvero una bizzarria in una manifestazione che delle immagini dovrebbe avere il suo fulcro.

L’idea stessa della personalita’ autoriale e della coerenza arriva a generare di mostri, come Ackermann ormai prigioniero di se stesso (o di quello che ci si aspetta da lui) presenta un nuovo libro (mi pare s’intitoli visioni) lontano mille miglia dall’autore di “the end time city”, o il libro “frenchkiss” di Petersen edito da Peliti (ne approfitto per ringraziare Mario Peliti per la piacevole compagnia) che pare l’opera di chi a appena scoperto che si puo’ sparare a mille il contrasto in PS, anche questo solo per “essere diversi”.
Alla fine l’unico libro che avrei comprato e’ Cuba di Bazan edito da Postcard (65 euro), un bel libro “normale”, proposto oggi quando proprio la “normalita” sembra far paura ed e’ lasciata fuori da tutto il festival.
Infatti il tema centrale sia frenchkiss che di varie mostre, come quella della titolata Jessica Dimmock con l suo “Il nono piano” sono droga e drogati che si iniettano di tutto anche nei posti piu’ improbabili e scopate tristi. Allora anche io sono stanco, come lo sono i lettori dei portfolii, e’ tutta qui la fotografia oggi? mera rappresentazione, fredda, senza nesssun giudizio morale che in qualche modo potrebbe assolvere l’opera? Anche Donna Ferrato, e non parlo di una santarellina, dopo aver visto una coppia di amici/“soggetti” picchiarsi ha reagito proponendo il suo lavoro sulla violenza in famiglia, qui non c’e’ nulla se non uno sguardo freddo che segue questi sfigati fino all’ospedale ed alla morte. (stranamente poi questi viaggi in drogati di eroina appaiono oggi, quando la diffusione della droga e’ in espansione ma si parla ormai di cocaina, quelle che erano le droghe per ricchi, ed ormai il drogato appartiene a tutte le fasce sociali, specie quelle in giacca e cravatta, mentre di “drogati classici” per le strade io non ne vedo piu’ molti)
Non c’e’ in mostra nessun “autore” che abbia qualche cosa da dire, ci sono mere rappresentazioni ed in questo odierno gioco al rialzo per attirare all’attenzione su di se si vedono proiezioni su chi cerca di scappare con i battelli della speranza che si soffermano su miriadi di cadaveri sulla spiaggia, ritratti senza pudore anche ricoperti di sangue, ci sono libri “contro la guerra” dove sono rappresentati guerriglieri che girano con le teste dei loro nemici bene in vista. Non c’e’ piu’ fotografia, perche’ l’unica emozione e’ un senso di repulsione, c’e’ la pornografia della volgare rappresentazione.
Da un estremo all’altro c’e’ poi la mostra di Jacob Holdt con il suo American pictures 1970-1975, mostra esito di un viaggio in autostop di 5 anni in america, completamente schierato tanto da risultare falso. Lavoro che mi ha fatto riflettere su cio’ e’ alla fine il messaggio o la traccia che lasciamo con le nostre immagini, perche’ se anche ci colpisce la miseria o l’ingiustizia non dobbiamo cadere nel tranello di mostrare un solo volto della vita, perche’ allora sarebbe falso. Io non posso credere che Holdt abbia visto solo il male che era in mostra e sia rimasto 5 anni, sarebbe scappato dopo una settimana, ma allora perche’ solo quelle foto? per riuscire ad essere pubblicato, perche’ e’ quello che si aspetta una certa cultura europea? in ogni caso il risultato non puo’ che suonare falso, la sua coerenza mostruosa.
Non possiamo evitare di lasciare una porta aperta alla speranza e di rappresentare la vita in tutti i suoi aspetti, altrimenti anche i nostri lavori non potrebbero che apparire delle bugie.
Ben diverso il lavoro sugli americani di Frank.

Sarah Moon non l’ho vista, alla fine dopo aver mangiato era stanca e non si e’ presentata alla proiezione del suo film. Immagini sue poche, e dal “vivo” non davano niente in piu’ che guardandole stampate su “coincidenze”, la sua monografia, a cui ora ha fatto seguito 1,2,3,4,5 sempre per i tipi di contrasto.

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