E' probabile che questa enorme massa di immagini abbia finito col costruire un muro insormontabile piuttosto che un ponte, tra noi e il reale.
E' possibile anche che la fine imminente della fotografia analogica a favore delle immagini digitali, che inevitabilmente fanno perdere alla fotografia il suo prestigio di documento, di traccia del reale , finiranno col cambiare la ragione e il senso stesso del fotografare.
Già l'enorme diffusione dei telefonini che fanno foto ha trasformato il fotografare da consapevole scelta di istanti significativi da ricordare in gesto compulsivo di effimero appunto della quotidianità, da cancellare subito dopo. Immagini usa e getta, tempo usa e getta, come tutto il resto.
Forse non ci interessa più la fotografia come sfida al tempo ed esercizio di memoria. Forse quello che sempre di più chiederemo alla fotografia digitale e ai computer saranno immagini finzione di vite che non abbiamo vissuto e fingeremo di aver vissuto.
In definitiva, anche la chirurgia plastica, figlia del ritocco fotografico, è un tentativo di fermare il tempo.
Attraverso soggetti estremi, cupi e spesso lontani dalle preoccupazioni del nostro vivere quotidiano, questi fotografi assumono il ruolo dell’artista: svelano le nostre profonde contraddizioni ed esprimono sogni e incubi che spesso preferiamo dimenticare. Contrariamente a ciò che in passato prevaleva, il fotografo diventa ora parte essenziale delle sue immagini e, per esprimersi, si rappresenta in ciò che ci fa vedere. [Alain Jullien]